
vignetta di Massimo Bucchi
La vignetta qui sopra si riferisce a una generale situazione attuale tutt'altro che leggera (il buio è impalpabile, ma pesa parecchio), e credo, non ha bisogno di ulteriori aggiunte, perché tutto già dice da sé.
Perciò scenderò al piano più basso del particolare, per dar conto di piccole oscurità che personalmente mi spingono ad uscir poco.
Nel far questo mi riallaccio ad uno scambio di idee avvenuto pochi post fa sul blog dell'amica Kneff intorno al tema della (buona) educazione e della gentilezza: riguardo alle quali si stabilivano connessioni e diversità, con tanto di illuminanti esempi.
Ora vorrei aggiungere una terza qualità da cui a mio avviso discendono entrambe le altre due: la sensibilità.
Se dico questo lo devo probabilmente al fatto che mia madre mi ha inculcato fin da piccola il concetto che "la vera finezza è quella dell'animo". Da cui naturalmente discende che "la vera educazione è frutto della sensibilità", tanto quanto lo è "la vera gentilezza".
L'esempio di vita vissuta? Questo: per la seconda volta a distanza di poco tempo dalla prima, mi sono ritrovata ieri sera invitata a cena a un tavolo di sole quattro persone, dove una di queste si è messa tranquillamente a parlare con le altre due di gente e situazioni solo a loro note, praticamente come se io non ci fossi.
Ora, esistono delle regole che marcano questo comportamento come molto maleducato, e che imporrebbero di rivolgersi alla persona 'esclusa' da tali conoscenze, per metterla al corrente di fatti e facenti per consentirle di partecipare alla conversazione, ma io credo che anche senza avere alcuna nozione di galateo, un po' di sensibilità (al convivio, nel caso) basterebbe, a far sentire come 'stonato' tale comportamento...
In altre occasioni analoghe, quand'ero d'umore migliore, vincevo la voglia di alzarmi e andarmene, prendendo da me l'iniziativa di inserirmi nella conversazione con battute di spirito, in questo momento, che d'umore molto buono non sono, mi sono limitata a rimpiangere in cuor mio di non essermene rimasta a casa in compagnia di un buon libro.
Il bello è che quelle stesse persone che così disinvoltamente offendono il con-vivio, sono le prime a insorgere contro il degrado della civiltà...
Il buio è brutto, la cecità peggio.