Un laboratorio ludico-alchimistico per trasmutare parole in aurei pensieri: a disposizione di chiunque abbia “elementi” da gettare nel crogiuolo :)

"Il est difficile d'attraper un chat noir dans une pièce sombre surtout lorsq'il n'y est pas"...

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Ieri 19 marzo. Perciò sono in ritardo (come al solito). E chi se ne frega.
Tra l'altro detesto queste ricorrenze adibite al consumo (occasionale) di affetti proclamati nel nome del Consumo Per Antonomasia.
(Ai miei tempi si festeggiava solo "S. giuseppe": con bignè (fritti) alla crema... dal prezzo molto molto più economico di quelli di adesso...)
Se adesso tiro in ballo questa festa del cazzo, è solo perché -in concomitanza di tale 'evento' sono rimasta estremamente colpita dai risultati di una statistica condotta tra i figli adolescenti compresi tra i 15 e i 26 anni (ah, come si allunga l'adolescenza!....evidentemente sotto i 15 poi si è ancora sotto l'area protetta dell'infanzia ;) ...) circa il rapporto col padre.
Bene: il primo risultato è che 7 su 10 degli intervistati hanno dichiarato di non essere contenti di tale rapporto . E fin qui -devo dire- non mi sono particolarmente stupita... La sorpresa -che è dire poco- è venuta dalla motivazione... Lo sapete perché non sono contenti questi cari ragazzi? (io scioccamente pensavo (...-come non fosse cambiato niente, dalla mia di adolescenza, dalla torva reazione di rifiuto di fronte a un'assenza- ...) per la mancanza di un rapporto di sostegno affettivo e di dialogo (eppure un po' stupita lo ero comunque perché credevo le cose fossero un po' cambiate da allora... e anche "allora" poi non tutti i padri erano assenti...) NO! Loro lamentano che il padre non abbia fatto "carriera" e che non guadagni abbastanza per soddisfare i loro desideri... (Mi veniva da pensare a quando quelli come me rifiutavano i regali con l'implicito messaggio "l'amore non si compra: io ho bisogno del tuo affetto, non di surrogati "materiali" di questo...)
Sono rimasta basita. Non so voi.
Vi lascio solo immaginare quali sarebbero i loro padri "ideali"...
Anche la psicologa presente al dibattito su questo argomento a Fahre-radio3 ha voluto che le fosse risparmiato... E ha molto bene espresso l'angoscia che deriva da una situazione non imputabile direttamente ai "cari ragazzi" quanto da una disperante situazione sociale di naufragio culturale (nel senso più ampio del termine)...
Bene (cioè...malissimo! si fa per dire...): ora sappiamo almeno da dove provengono tutti quei voti (perché adolescenti sono e figli di papà, però in gran parte già in età di votare...) che non sapevamo spiegarci....
E qui il discorso si allungherebbe a dismisura....
Ma, scusatemi il colpo basso, (é stato così anche per me, quando -avendo già in mente di parlare di questo argomento- mi è capitato sotto gli occhi. anche questo in ritardo, questo pezzo) a chiusura vorrei proporre, soprattutto ai cari ragazzi desiderosi di padri "affermati", la lettura come parabola di questa cronaca vera....
Questo è un necrologio per Greta, che aveva dieci anni e quando è morta
non ne ha avuto nessuno. Suo padre era una persona distinta, proprio
una persona perbene. Un medico stimato, un amico amabile, un figlio
adorato. Un giorno il papà ha preso Greta e l'ha portata in garage - un
bel garage di una bella villetta di un tranquillo decoroso quartiere di
una bella città, Bologna - e l'ha uccisa con cinquantuno picconate.
Cinquantuno: bisogna contare mentalmente fino a cinquantuno, ci vuole
un po' di tempo. Poi è salito su in casa, ha detto ai vecchi genitori
«l'ho fatto per il suo bene», e si è buttato dalla finestra. Morto
anche lui. La sorella di Greta, che ha 13 anni, per fortuna non c'era.
Anche la mamma era a casa. I giornali e i tg hanno detto che è stato un
"dramma della follia", il "raptus di un uomo tranquillo" che non aveva
mai accettato la separazione dalla moglie. Hanno intervistato i
direttori delle associazioni padri separati. Nessuno ha detto che era
malato: d'altra parte era un medico circondato da medici, se lo fosse
stato qualcuno se ne sarebbe accorto. Qualche giorno dopo, la domenica,
il giornale locale ha pubblicato una pagina di necrologi. Tutti per
lui, nessuno per Greta. I genitori hanno scritto "figlio adorato,
duramente e ingiustamente infangato, dai anche a noi la forza di
perdonare chi ti ha procurato tanta sofferenza da vivo e ora anche da
morto", Uno zio: "Sei stato il più amabile e adorato dei nipoti. spero
che tu possa trovare quella pace che non hai avuto sulla terra”.
Un'amica:"Sei stata la persona più cara e amabile che ho conosciuto,
resterai sempre nel mio cuore". Tutti così, ventuno. Gli avvocati del
papà di Greta hanno spiegato che la denuncia per percosse alla figlia
maggiore di qualche tempo prima "era un normale episodio fra un padre e
una figlia vivace". Sette giorni di prognosi. Un amico ha detto in tv
che le botte alla moglie, prima della separazione, "facevano parte di
una normale dinamica di una coppia in crisi".
Una ragazza di 23 anni, che si è firmata con nome e cognome, ha
scritto una lettera a Repubblica, giorni fa. Dice: «Greta era una bimba
bellissima, viveva sotto casa mia. Suo padre era un uomo ricco e
potente. La sua ex moglie si era separata da lui anni fa dopo essere
finita al pronto soccorso per le violenze subite: come tante donne non
era riuscita a denunciarlo e i medici non avevano indagato oltre. Per
sette anni il marito le aveva fatto passare l'inferno. Quando picchiò
la figlia maggiore la donna lo denunciò e attorno a lei si fece il
deserto. Nemmeno gli insegnanti della figlia le credevano. Il prestigio
di quell'uomo era più importante. L’autoritarismo e gli abusi che
esercitava erano iscritti nella continuità di una condotta che la
società vedeva, tollerava e intimorita rispettava», Parla, questa
ragazza, dell'impunità oscena del potere e dell'orrore - che può
nascondere una "vita perbene". Del - silenzio intorno, una coltre. Di
Greta, anche,che era bellissima. Figlia e nipote adorata, a Bologna.
Sarà che sto invecchiando (?) ma mi sfugge, qui come altrove, la logica del mondo in cui viviamo...

Non ho parole migliori di quelle scritte e/o riportate da Alain, Harmonia, Masso, Sahishin... e sicuramente altri che ancora non ho letto, a proposito dell'uccisione di Nicola Calipari.
Aggiungo solo che,come avrete già appreso tutti, si comincia a sollevare l'ipotesi (suggerita in primis da Pier Scolari...se questo dice qualcosa) di un'azione mirata, e non di un 'incidente', né di un "macabro scherzo del destino' (...) dovuto all'ennesimo sbaglio del fuoco "amico" : ipotesi che fin dal primo momento si era immediatamente affacciata alla mente di chi come me fa "cattivi" pensieri....
Comunque, sarà la stessa Giuliana Sgrena a darci la versione dei fatti di cui è stata testimone diretta oltre che protagonista (e mi pare che abbia già incominciato a farlo...). Semprechè non le tappino in qualche modo la bocca. (Mi perplette tra l'altro la scelta (?)(...evidentemente"obbligata") per il suo ricovero all'ospedale Militare del Celio)
Altre parole intanto ascolto con la pancia: quelle della Ballata dell'eroe di de André...le ricordate? Se riesco a capire come si fa ve le faccio ri-ascoltare....